E’ un’intervista a un personaggio! Ho messo insieme un po’ di domande e ho cominciato a farle ai miei personaggi. Sul blog inglese è Samantha che conduce le interviste (dopo Brenda, la “giornalista” di Books of the Immortals – Earth), ma dato che le loro storie non sono ancora state tradotte… per ora qui ci sono solo interviste botta e risposta con i personaggi!

Dimmi qualcosa di te (nome, età)…

Mi chiamo Pareevash e sono una sarta. Sono andata come apprendista da mio zio quando mio fratello ha rifiutati di diventare fabbro come mio padre. Mio cugino si è offerto al suo posto, scambiandosi con me. Ho più di vent’anni e sono nubile, che è una vergogna per la mia famiglia, ma non ho intenzione di trovare marito tanto presto.

Descrivi il tuo asppetto in dieci parole o meno.

Piccoletta, piena di curve e sorriso con le fossette.

Qual’è il tuo ruolo nella storia?

Il mio amico Hrithikesh è tornato dopo quindici anni per sposarmi…

Qual’è la tua relazione col protagonista?

Siamo cresciuti insieme. Ha l’età di mio fratello, ma è sempre andato più d’accordo con me e mio cugino. Quando è partito, ha promesso di tornare, ma è stato quindici anni fa, e la vita continua…

Dove vivi?

Abito a Leland, la provincia più a nord del regno di Akkora. Hrithikesh si è trasferito con i genitori alla capitale, Agharek, ma è tornato in questa tana di topi solo per i miei occhi, o così dice.

Hai una relazione romantica? Se sì, con chi e cosa lo rende attraente ai tuoi occhi?

Non da quando mio fratello ha fatto fuori il mio primo amore. Poi Lord Kibriya è diventato governatore e ha il diritto di dormire con tutte le spose prima del marito. Quindi è un altro motivo per evitare il matrimonio in questa città. L’uomo dal cappuccio mi ha salvata da quel porco e lo trovo affascinante…

Qual’è la sfida più grande che affronti nella storia?

Evitare di essere stuprata da Lord Kibriya… insomma, rimanere viva. La città ha bisogno di un nuovo governatore, speriamo che l’uomo dal cappuccio porti giustizia a Leland!

Per favore, dimmi un fatto interessante e inusuale su di te.

Una volta sono uscita col cugino di Hrithikesh, Kiran, ma non ha funzionato e siamo rimasti amici. Forse speravo che Kiran fosse come l’amico d’infanzia perduto, ma del resto anche Hrithikesh è cambiato quando è tornato…

***

Pareevash è un personaggio di L’uomo dal cappuccio. Questo racconto lungo di Terra d’Argento ha avuto una menzione onorevole al concorso Writers of the Future. Al momento è l’unica storia non m/m tradotta di Terra d’Argento. Se ne volete leggere altre, richiedetele all’autrice! 🙂

***

UomoCappuccio_resizeESTRATTO: L’uomo dal cappuccio (incipit)

Hrithikesh sedeva sui talloni davanti alla statua dipinta della Dea Zindagi. Tirò su il cappuccio della sopravveste verde, abbassando la testa in sottomissione e chiudendo gli occhi in preghiera. Tredici anni di allenamento e una vita monastica nel chiostro costruito dietro il tempio, combattendo la sua rabbia giovanile e imparando a controllare le sue emozioni solo per arrivare a oggi, alla scelta della vita.

Il tempio era fresco e Hrithikesh si chiese se gli sarebbero mancate le ombre delle grandi statue e il suono delle preghiere e degli inni, o la rumorosa mensa del monastero, il cortile assolato dove si allenava e i lunghi corridoi. Gli sarebbero mancati i suoi compagni? Anche se erano stati parte della sua vita, era troppo introverso per chiamarli amici.

Il ricordo di un sorriso con le fossette pesava molto sulla sua decisione odierna.

Un coro di monaci intonò una canzone di lode a Zindagi, Dea della vita. Hrithikesh ascoltò i gloriosi versi e fece un lungo respiro mentre l’ultima nota svaniva nei corridoi scuri del tempio.

“Sono pronto.”

Quando aprì gli occhi, vide l’abate e l’alto sacerdote che lo fissavano, entrambi in piedi tra lui e la scultura colorata. Inspirò l’odore dell’incenso e della cera, poi chinò di nuovo la testa in rispetto ai pochi capelli grigi degli uomini davanti a lui, anche se la testa dell’abate era pelata.

Hai completato i tuoi studi, Hrithikesh – disse l’abate rompendo il silenzio. La voce profonda era abbastanza forte da echeggiare nella grande sala del tempio.

Hrithikesh annuì, inghiottendo le emozioni. L’abate, capo del monastero, era leggermente più vecchio di suo padre, e lui lo considerava il suo vero mentore. La voce dell’abate che risuonava nella sala conferenze o bassa e consolante nel piccolo ufficio lo aveva sempre incantato, dandogli equilibrio e conoscenza di cui aveva disperatamente bisogno. Avrebbe fatto del suo meglio per emulare il saggio uomo, salvo che per una cosa.

Poteva sentire i compagni dietro di sé, come guardiani che lo accudivano, cosa che avevano fatto per i tredici anni trascorsi. Sì, gli sarebbe mancato l’abate, i monaci e fratelli laici che erano stati la sua famiglia tanto a lungo. Ma non poteva restare, ed era ora di dirlo chiaro e forte.

Zindagi è ovunque – disse il prete supremo, guardandolo con benevolenza. La sua voce suonava fragile accanto a quella dell’abate. – Ci sono due modi per onorarla. Proteggere la vita, o dare la vita.

Dovrai fare la tua scelta, ora, Hrithikesh – continuò l’abate. – Sarai un monaco o un padre?

Hrithikesh si leccò le labbra secche prima di guardare i due uomini che torreggiavano su di lui, benché non quanto la statua dietro di loro.

Voglio tornare nella mia città natale – disse Hrithikesh, la voce più tremante del dovuto. – Non desidero entrare nell’ordine in questo momento.

Le labbra dell’abate trattennero un sorriso. “Quindi lo sa, l’ha sempre saputo.”

Hrithikesh si schiarì la gola.

Ho promesso a qualcuno che sarei tornato a prenderla – spiegò con voce più ferma. – Ma se non mi ha aspettato, tornerò qui ed entrerò nell’ordine.

Se scegli la paternità, non entrerai nell’ordine – ribatté il prete supremo. – La vita monastica implica preghiera, meditazione e castità.

Voglio una sola donna, e se non posso averla, sarò lieto di fare voto di castità – assicurò lui.

Quanti anni avevi quando te ne sei andato? – chiese l’abate con una luce maliziosa negli occhi scuri. – Dodici, tredici? E lei?

Era troppo giovane per chiederla in moglie – rispose lui con un sospiro. – Le ho promesso che sarei tornato, ma non mi aspettavo di trascorrere tanti anni qui. So che era necessario per la mia educazione e la mia vita, ma… – Sospirò di nuovo.

Lei era sempre nei tuoi pensieri.

Sì.

L’abate e il prete supremo si scambiarono un’occhiata.

Molto bene – disse il prete supremo. – Tornerai nella tua città natale, e se il tuo amore ha sposato qualcun altro, puoi tornare e entrare nell’ordine. Ricordati di rispettare sempre Zindagi in tutte le sue forme e non usare le tue competenze per prendere vite. Tu hai giurato di rispettare la vita, sia come prete che come laico.

Hrithikesh si inchinò, toccando il pavimento con la fronte in accettazione, poi l’abate gli offrì la mano per aiutarlo ad alzarsi. Era stato immobile così a lungo che le gambe e le ginocchia facevano male.

Anche quando fu in piedi, l’abate continuò a tenergli la mano e gli piazzò l’altra sulla spalla.

Sei stato uno dei nostri migliori studenti, Hrithikesh. Tuo padre ha fatto bene a mandarti qui. Sei sveglio e hai imparato a controllare il tuo lato oscuro meglio di altri. Ci mancherai molto. Che Zindagi sia con te.

Sia benedetta Zindagi – rispose lui con un groppo in gola improvviso.

L’abate sorrise e lo strinse in un abbraccio.

Fai buon viaggio – mormorò prima di lasciarlo.

Hrithikesh tornò nel monastero a fare le valige, combattendo le lacrime.

***

L’uomo dal cappuccio di Barbara G.Tarn (e-book)

Annunci