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E per ora c’è solo su Smashwords, con la copertina temporanea promessa! In arrivo su Amazon, Kobo ha qualche problema (si vede che stanno caricando tutti quanti i titoli per Natale…), su Apple non lo vedrete prima di gennaio (hanno un arretrato di 10-15 settimane, Star Minds Snippets caricato il 12 novembre è ancora in attesa…), perciò ce lo mando direttamente con la copertina nuova. Se avete un i-Qualcosa, prendete il file da Smashwords, che vi permetterà di scaricare anche la versione con la copertina nuova! 🙂 E per invogliarvi alla lettura senza andare a cliccare i link, eccovi l’inizio…

Angelo Tecnologico

PARTE PRIMA: TERRA 1982

Capitolo 1 – ROMA

Daniele fermò la sua Fiat 127 verde oliva davanti al cancello di casa con la mente ancora presa dalla festa che si era svolta a casa di Marilena. Doveva proprio farsi dare il numero di quella Tatiana e rivederla. Spinse il bottone del telecomando, ma il cancello non si mosse.

E te pareva – brontolò tirando fuori il mazzo delle chiavi di casa a cui era attaccata anche quella per l’apertura manuale del cancello elettrico. Il dannato telecomando era di nuovo scarico e gli toccava aprire con la chiave alle due di notte. Sbuffando, mise il cambio in folle e aprì lo sportello per raggiungere la serratura che faceva scattare il cancello automatico pensando “almeno non piove”.

L’EUR addormentato era piuttosto silenzioso, quindi sussultò visibilmente nel sentire un sommesso ruggito. Il mazzo di chiavi piombò a terra, dato che la mano malferma non era ancora riuscita a trovare il buco della serratura, e lui si chinò a raccoglierlo, imprecando tra i denti.

Un movimento con la coda dell’occhio lo spinse a guardare la viuzza deserta dietro la macchina. Rimase impietrito a fissare gli occhi azzurri e felini che brillavano in una testa nera troppo grossa per appartenere a un gatto.

All’improvviso fu sobrio e sveglio. Ne avevano parlato anche i giornali: c’era una pantera che vagava per Roma, anche se nessuno l’aveva fotografata e lui non conosceva nessuno che l’avesse vista. Però a quel che pareva non era una leggenda metropolitana.

Il grosso felino distolse lo sguardo da lui, diventando una grande massa nera che si mosse di nuovo lungo la stradina deserta. Lentamente Daniele alzò il braccio cercando di non far tintinnare le chiavi, riuscì ad aprire il maledetto cancello e si rituffò in macchina, sbattendosi dietro lo sportello col cuore in gola. Si guardò ansioso alle spalle, ma la belva non ricomparve.

Daniele inserì la marcia e schizzò nel viale, inchiodando appena superato il cancello. Fissò con ansia lo specchietto retrovisore, augurandosi di non essere seguito dal grosso felino. La pantera girava ancora là fuori, ma diede un’occhiata indifferente verso il giardino buio dall’altro lato della strada e poi se ne andò da dove era venuta senza neanche avvicinarsi al cancello che si stava chiudendo con la solita imperscrutabile calma.

Mortacci! – esclamò Daniele sudando freddo mentre le due ante del cancello si incontravano con un clangore metallico. Chissà se la bestia ci passava tra le sbarre! Da dove accidenti era sbucata?

Daniele tirò fuori il fiato in un lungo respiro, ricomponendosi, e riprese la marcia lungo il vialetto di casa. Parcheggiò nel garage chiuso e si sentì subito più tranquillo: le scale per salire in casa erano interne. Anche se la belva fosse entrata nel giardino, non sarebbe arrivata a lui.

Salì l’ultima rampa che portava al primo piano e alla sua stanza, tenuta in ordine impeccabile dalla cameriera, che riponeva nel vasto armadio guardaroba i vestiti e le scarpe lasciate in giro. Nella libreria di due metri c’erano i testi universitari, ma anche le sue letture preferite: la collezione completa dei libri fotografici di Spazio 1999, i romanzi di Guerre Stellari, inclusa la versione a fumetti de L’impero colpisce ancora, un gran numero di Urania (in gran parte ereditati dal padre) e i fotoromanzi delle sue puntate preferite di Star Trek, comprati a Londra l’estate precedente. Sopra la scrivania si era fatto appendere una tavola di legno su cui attaccava foto e ritagli di giornale con le puntine. Appunti, libri e quaderni erano impilati disordinatamene sul piano di lavoro vicino a una macchina da scrivere vetusta con la quale stava pazientemente battendo la tesi di laurea, con due dita e molti errori. L’avrebbe poi portata in copisteria per la versione definitiva, ma una prima copia doveva farla lui perché la sua caloligrafia era spesso illeggibile anche per lui stesso. Sulle ante dell’armadio erano appese le locandine di Guerre Stellari e L’impero colpisce ancora e un poster di Catherine Shell truccata da Maya di Spazio 1999.

Daniele si lasciò cadere sul letto ancora vestito, esausto. Non sapeva se era colpa della festa di Marilena o dell’incontro appena fatto, ma si sentiva a pezzi. Crollò addormentato così com’era, sul letto a una piazza e mezza, senza nemmeno infilarsi sotto le coperte.

***

Ma’, c’è una pantera in giro, teniamo le porte chiuse – raccomandò l’indomani alla madre.

Daniele, ti sei fatto? – chiese la madre brusca. Era un’elegante e ancora piacente signora sulla cinquantina, che curava l’aspetto nei minimi particolari. Daniele, che ci conviveva da ventisei anni, non l’aveva mai vista con un capello fuori posto: quando usciva dalla camera da letto la mattina, era già perfetta come una regina.

No, ma’, non mi sono fatto – sbuffò lui. Poteva avere tanti difetti, ma non fumava e non si drogava, accidenti! – Ieri sera rientrando ho visto una pantera fuori dal cancello.

Sì, certo – rispose sua madre vaga.

Va be’, io vado, fate un po’ come vi pare – brontolò lui.

Scese in garage e riprese la sua adorata macchina per una nuova giornata all’università. Era tanto sentimentale che aveva dato perfino un nome alla 127 verde, Olivia, per via del colore. Ce l’aveva da otto anni e ci era così affezionato che non voleva cambiarla, nonostante “Olivia” desse ormai segni di cedimento.

Olivia, sei il mio unico amore – le sussurrava ogni mattina prima di provare ad accendere il motore. Non sempre la perfida Olivia lo stava a sentire.

Quella mattina, sbuffando, Olivia gli concesse un passaggio fino all’università dove Luca, Marcello e Francesco lo derisero un po’ per il vantato incontro.

Ma ddai, una pantera in giro pe’ Roma!

Ma dde che, te la sei sognata!

Ma ‘ndove, Danie’, non dire stronzate!

A forza di martellamenti, Daniele decise che probabilmente era così, che la pantera se l’era solo sognata, alla luce del giorno sembrava anche a lui una storia inverosimile, così la accantonò. Non sembrava comunque un buon modo per agganciare una ragazza (– Ehi, lo sai, intorno a casa mia gira una pantera! – suonava più minaccioso che invitante), quindi Daniele si lasciò travolgere dalla routine, dimenticando l’incontro.

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