Sul blog inglese ho indetto la “Indie Publishing Week”, quindi cercherò di riassumere anche qui (anche perchè la mia copertinista ufficiale non legge l’inglese, un encomio per aver fatto la copertina senza leggere il romanzo! ;-)).

Intanto non si dice più “autopubblicazione” (self-publishing), ma “pubblicazione indipendente (independent (idie) publishing). Cominciamo a levare tutti quei marchi d’infamia sugli autori che osano fare da sè ignorando le case editrici. Case editrici ingorde, ci avete stufato, perciò “chi fa da sè fa per tre e si serve meglio di un re”.  E parlo di case editrici serie, non a pagamento. Tra l’altro adesso si possono evitare anche quei ladroni lì con soluzioni più economiche. Se proprio volete il marchietto, fatevelo da soli, risparmierete migliaia di euro.

Se tu, autore, vuoi solo vedere il tuo libro stampato, scegli un POD (print-on-demand) – da Lulu a ilmiolibro.it, consulta San Google e scegli quello che preferisci. Se non vuoi affrontare nemmeno i costi di stampa… benvenuto nel 21° secolo. Hai saputo che hanno inventato gli e-book? Smashwords adatta il tuo documento WORD in tutti i formati e-book disponibili – certo, le istruzioni sono in inglese, ma per chi ha poco budget… sicuramente ci sarà l’equivalente italiano, o state ancora dormendo? Non so se Amazon Italia ha l’accesso alla pubblicazione su Kindle (io essendo segnata all’Amazon originale da anni, ho semplicemente aperto un altro account per pubblicare su Kindle). Ho scaricato Kindle4PC, ma intendo comprarmi l’affare in persona entro l’estate.

Quindi per la settimana entrante mi sono preparata un programma per cercare di coprire tutte le cose da fare PRIMA della pubblicazione. Copertina, formattazione per le varie piattaforme (Smashwords, Kindle, Lulu per la stampa), book trailer, ricerca di posti per pubblicizzare, eccetera. Marketing (quella bestiaccia nera) incluso. Tanto non pensate che l’editore ufficiale ci pensa lui. Non perde tempo e denaro su un “esordiente”. Allora, dato che bisogna fare tutto da sè, tanto vale tenersi anche tutti i proventi (scalate le commissioni degli intermediari). Si elimina un intermediario/passaggio andando direttamente al tipografo/distributore. Non si pagano spese di negozio o deposito di libri cartacei.

Mi sto anche tenendo i conti delle spese (copertina, editing), anche se ancora non calcolo il tempo passato a scrivere come suggerisce Dean Wesley Smith. Ma non ho una mente molto matematica, quindi per ora conteggio solo i soldi effettivamente usciti dalle mie tasche. E’ un investimento su me stessa. Con le fanzine fotocopiate non è andato tanto bene (sono andata in pari, se non ricordo male), vediamo se con l’aiuto di internet si ottiene qualcosa di più.

Ho un piano di pubblicazione (5 romanzi sicuri, 2 in forse + racconti in numero non identificato) per il 2011, ma anche per gli anni successivi. Come dicono Dean Wesley Smith e Joe Konrath: un e-book è per sempre. Vende oggi, domani, tra dieci anni e tra vent’anni. Non viene ritirato dalle librerie dopo sei mesi. Per cui magari tra tre anni avrò abbastanza romanzi fuori da catturare nuovi lettori che poi andranno a leggersi tutto ciò che ho scritto e continuerò a guadagnare su quei titoli pubblicati quest’anno. Non esiste più il “fuori stampa” “non disponibile alla casa editrice”.

Ah, Joe Konrath ha notato che il New York Times NON inserisce nella sua “bestseller list” gli autori di e-book (come lui e Amanda Hocking, che vendono più dei vari Ken Follet, Stephen King, eccetera)… Perchè quel giornale è legato ai Big6 editori americani, che cercano di ignorare il fenomeno. Qui non è ancora esploso. Ma io scrivo in inglese anche per quello! 😉

Buona scrittura!

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