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Jessamine di Barbara G.Tarn

parte 1 e parte 2

– E questa? Mi sembra la più recente. – Jessamine seguì col dito la lunga cicatrice sulla pancia di Notturno. Erano entrambi a letto, nudi, e dopo aver fatto l’amore, lei era partita alla scoperta della mappa di cicatrici sul corpo dell’amante, che annuì, assorto.

– E’ stato l’ultimo scontro nell’arena – spiegò. – Per poco non ci ho rimesso la vita. La Regina in persona mi ha affidata alla sua Guaritrice personale, e poi mi ha accolto nel suo Appartamento.

– Ha approfittato di te? – domandò Jessamine un po’ imbronciata. In effetti non ricordava di averlo mai visto accanto alla madre.

– No – rispose lui divertito. – Riteneva che meritassi un tranquillo ritiro dopo dieci anni nell’arena e il suo Appartamento è il posto più tranquillo che ci fosse.

– Hai sentito la mancanza delle donne?– insisté lei.

– Quali donne? Quelle che si imponevano nelle nostre celle nei giorni di riposo? Sono uno schiavo, Jessamine, non ho diritti e quello che voglio io non interessa a nessuno – spiegò lui paziente.

– Perché sei uno schiavo? – indagò lei.

– Vengo da una terra lontana di cui non ricordo il nome – rispose lui. – Avevo una famiglia, ma la nostra nave naufragò sulle vostre coste. Morirono quasi tutti, e i sopravvissuti vennero venduti come schiavi. Io ero robusto e fui preso nell’arena per l’addestramento.

– Sei molto bravo – convenne lei ammirata.

– Ho cominciato molto presto. Il mio primo combattimento ufficiale l’ho fatto a tredici anni. Mi ero ripromesso di sopravvivere a qualsiasi costo, e ci sono riuscito.

– Sei così freddo e efficiente in combattimento – disse lei sognante.

– Combatto con la testa, non col cuore – convenne lui. – Ogni mossa, ogni movimento è sotto controllo. Non mi lascio travolgere dalle emozioni.

– Spero che mi aiuterai a fare lo stesso.

– Posso ingegnarti le mosse e fartele ripetere finché non diventeranno automatiche. Ma nessuno ti chiederà mai di scendere in campo di persona.

– Se ci sarà la guerra, io non resterò nelle retrovie – stabilì lei.

– Perché dovrebbe esserci la guerra? – sorrise lui.

– Non lo so – lei alzò le spalle. – Notturno, vorresti tornare nel tuo paese?

Si tirò su per guardarlo negli occhi, seria.

– Non ne ricordo nemmeno il nome – ribatté lui divertito. – Sono cresciuto qui. E ho terminato la carriera di gladiatore Come tuo Favorito ho raggiunto il massimo a cui potessi aspirare. Perché dovrei andarmene in un posto che non ricordo nemmeno?

– Lo sai che non sei semplicemente il mio Favorito, vero? – insisté lei seria. Gli sfiorò il viso sbarbato con le dita. – Io ti amo.

– Tu sarai la Regina delle Amazzoni – rispose lui teneramente. – Puoi avere tutti gli uomini che vuoi.

– Ma io voglio solo te – mormorò lei abbracciandolo e stringendosi a lui.

– Grazie, mia signora – disse lui chiudendo gli occhi. – Sentivo di fare la cosa giusta quando mi sono offerto volontario per il tuo Rito.

Lei si ritirò su, sbalordita.

– Ti sei offerto volontario? – chiese. Lui annuì con un sorriso.

– La Regina ci ha riuniti dicendoci che le serviva qualcuno, e io ho fatto subito un passo avanti.

– Perché?

– Mi sembrava di doverglielo, visto che mi aveva salvato. E’ stata una bella novità anche per me. E tu eri bellissima…

L’attirò a sé e la baciò con passione. Jessamine si raggomitolò contro di lui, felice. Non poteva credere di aver trovato un uomo che soddisfava ogni suo bisogno. Il piacere della prima volta era stato superato dal piacere della seconda, e della terza. Ogni volta era una riscoperta, non si sentiva mai sazia di lui.

Eppure stava imparando a distaccarsi durante gli allenamenti, a tenere sotto controllo i sentimenti mentre imparava i gesti della scherma, il peso della lancia e la forza della mazza ferrata. Aveva poi una maestra di tiro con l’arco e un maestro di equitazione, ma le lezioni che preferiva erano quelle con Notturno, e il fatto che poi si ritirava a ripulirsi con lui, poi cenavano vicini e infine rotolavano nel letto finché non erano sazi.

Jessamine era innamorata e sperava che tutte le sue suddite si sentissero come lei.

Ileana osservò con curiosità il prescelto di Jessamine. Be’, in effetti non sembrava vecchio. Aveva dei bei muscoli, sarebbe stato un’ottima guardia del corpo. E poi sembrava così posato e… sì, esperto, da far sembrare Carino e gli altri poco più che bambini troppo cresciuti.

– Sei stata più furba di me, Jez – ammise infine con un sospiro. – Io mi accontenterò di avere figli da tuo fratello.

– Puoi sempre cercarne un altro – sorrise Jessamine. – Anche se Carino è molto affezionato a te.

– Siamo cresciuti insieme – le ricordò Ileana. – Mi è parso così naturale cedere alle sue richieste!

– E hai fatto benissimo – assicurò Jessamine. – Ehi, non è colpa tua se non hai fratelli maggiori per ricambiare il favore! Piuttosto, sai già quando partorirai?

– Tra cinque mesi, se i miei calcoli sono esatti.

– Mmm. Io ho saltato il ciclo, mi sa che ti seguo di poco!

– Davvero? – si entusiasmò Ileana. – Dea, questo Notturno è portentoso! Dovrai prestarmelo!

– Niente da fare, lui è mio – stabilì Jessamine decisa.

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