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Mi dicono che la mia prosa è giornalistica e non letteraria. Ovvio, dato che il mio modello era giornalista… il mio mito, quello che copiavo quando ero agli inizi, dopo un’infanzia di Salgari (e Verne/Dumas in francese), è Brunella Gasperini. Ho cominciato a scrivere imitando lei, anche se non con gli stessi risultati.

Ora, gli esimi professori diranno che lei non era una scrittrice (“scrittora” si definiva lei), ma probabilmente sono amanti delle prose farraginose e incomprensibili che riempiono le nostre biblioteche. Io no.

Io voglio leggere una storia chiara, con dialoghi vivi, che mi faccia ridere e piangere come Brunella. Non mi interessa se il mio mito è relegato nella “letteratura rosa” dagli uomini, non è mica Liala o Delly o B.Cartland!

Certo, letti adesso i suoi romanzi sono datati (è morta nel 1977, poco prima che la scoprissi), ma i sentimenti descritti sono sempre veri. Io continuo a ridere e piangere ogni volta che leggo qualcosa di suo.

Non imito più il suo stile, dato che nel frattempo ho trovato la mia voce e cambiato genere (lei non scriveva fantasy, però ha tradotto Carrie di Stephen King! ;-)), ma continuo ad ammirare la sua prosa giornalistica applicata ai romanzi – e faccio lo stesso. Col mio stile asciutto e senza fronzoli. Peccato che sulle mei cose non riesco a piangere come sulle sue…

CORREGGO su istruzioni di Rossa Arirossa: è morta nel 1979, comunque sempre troppo presto per permettermi di essere una delle sue lettrici e sciverle qualche lettera! 🙂

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