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Lettura da treno, tanto per vedere come scrive chi vince il premio Urania (se poi è truccato o meno, non mi interessa, non ci partecipo più da quando ho deciso che la mia non è fantascienza ed è meglio che trasformo tutto in fantasy! ;-)). Che poi se è per esordienti, non si sa perchè vince uno che ha già pubblicato un romanzo, ma sorvoliamo.

Che dire… a parte che non si capisce perchè storie ambientate sulla Terra del futuro debbano svolgersi all’estero, visto che siamo italiani, a parte le virgole tra soggetto e verbo che ogni tanto scappavano, l’idea non era malaccio, ma il narratore onniscente era irritante come pochi. Non sembra, ma è il più difficile da gestire, saltare da una testa all’altra innervosisce il lettore.

L’ho fatto anch’io per venticinque anni (mea culpa) finchè non mi hanno spiegato che è meglio usare il narratore immerso anche in terza persona. Ecco, se invece di saltare da una testa all’altra, ci narrava la storia da un solo punto di vista per capitolo, forse sarebbe stata più potente. Non dico unico punto di vista in tutto il libro, ma ogni capitolo con un solo punto di vista – l’investigatore, l’e-doll, la ragazzina, senza passare da lui a lu/ei a lei in continuazione – anche se sfuggono delle sfumature, ma qui si nota l’abilità dello scrittore, che mostra solo le cose più importanti.

Mi dicono gli anglofoni che solo Dickens è capace di usare in maniera ottimale il narratore onniscente. In Italia non so chi sia il campione di tale tecnica, ma tutti gli altri farebbero meglio a usare il narratore immerso. Poi forse è solo una questione di gusti…

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