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Prima di decidere di passare alla scrittura in inglese, mi sono sciroppata un bel po’ di “esordienti” italiani mentre cercavo spasmodicamente un editore… e mi sono resa conto della scarsa cura nella confezione dei libri in questo paese.

A parte i refusi che si trovano anche dai grandi editori, quelli piccoli spesso fanno impaginazioni approssimative, niente editing e i libri sembrano usciti da un print-on-demand. Allora la domanda sorge spontanea: perchè questi autori si sono rivolti a un editore invece di caricare il loro documento su Lulu o ilmiolibro.it, che sicuramente risparmiavano?

So che ci sono scrittori che non sopportano che si tocchino le loro creature. Io però sono cosciente dei miei limiti e mi fa piacere avere un editor che mi fa notare gli errori di italiano (congiuntivi…) o di continuità, i buchi nella trama e altre cose che sfuggono all’autore-genitore di qualsiasi racconto o romanzo.

Un altra cosa irritante che ho trovato nell’ultimo libro letto (amico di un amico, perciò non dirò l’autore), a parte la formattazione approssimativa da parte dell’editore (piccolo, ritengo), sono stati gli errori di cronologia – ovvero, parole attuali messe in bocca a persone di vent’anni fa. Negli anni 70 non mi risulta che in Italia si parlasse già di “gay”, al massimo di “omosessuali” se si voleva essere politicamente corretti (ma non era il caso in quel periodo). Come pure dubito che i ragazzini dei primi anni 80 andassero a corsi di informatica dopo la scuola – è una cosa molto più recente. Ci mancava solo che usassero gli euro al posto delle lire! O non si mette il periodo, oppure si fa un po’ più di attenzione a queste cose… oppure ancora si scrive fantasy o fantascienza e si inventa di sana pianta!

Poi ribadisco che la prosa italiana non mi attira. Questo ultimo romanzo aveva il narratore onniscente, che io ho usato per 25 anni prima di rendermi conto che in effetti confondeva i lettori, l’head hopping  (saltare da una testa all’altra) bisogna saperlo fare, e molti esordienti non sono capaci. Io stessa ormai cerco di scrivere ogni scena da un solo punto di vista, se  voglio cambiare a metà scena salto una riga per far capire al lettore che adesso sono nella testa di qualcun altro. E’ più faticoso, perché bisogna trovare il personaggio giusto per raccontare la scena, ma dà anche molta più soddisfazione, sia all’autore che al lettore…

Il prossimo post non sarà nè così lungo, nè così tedioso. Anche perché sarà Natale, e siamo tutti più buoni…

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