Non riporto gli articoli perchè basta il titolo. Tutti trovati oggi nella free press che qualche gentile collega lascia a disposizione.

La fuga dei laureati ci costa 1miliardo all’anno. Io non mi sono laureata perchè non ritenevo l’università italica in grado di fornirmi un pezzo di carta valido per affrontare il mondo del lavoro (e non avevo abbastanza  cervello e indipendenza psicologica per frequentare università estere). Comunque questo è sempre stato un paese di cervelli in fuga, e i neo-laureati odierni confermano la tesi. Se sei bravo, vai all’estero. Nessuno è profeta in patria. Lo dice il blog “La fuga dei talenti“, ma lo penso anch’io. Da anni. Infatti sto cercando di scappare anch’io.

Il digital divide diventerà solo “Italian”. Anche per la tecnologia siamo nel 3° mondo. Qui si parla di banda larga, ma ho saputo che pure il divario televisivo non scherza – la mia amica a Long Island sta su un altro pianeta televisivo, beata lei (io ho smesso di guardare la TV… ma forse se fosse come la sua, ricomincerei!). Tornando alla  banda larga, cito la conclusione dell’articolo di Antonio Sofi:

La logica è facile: per “scaricare” bene qualsiasi cosa – crisi compresa – ci vuole banda e velocità. In Italia invece si preferisce “Attendere, prego”.

Non so voi, ma io sono stufa di attendere. In qualsiasi campo.

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