Barbara mente creativa

08/12/2011

Scrittori d’Italia, sveglia!

Filed under: scrittura — Barb65 @ 17:45
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OK, è in corso Più libri più liberi e mentre esploro e mi informo sul mercato italiano da me ignorato nei mesi scorsi (e in attesa di parlare con alcune persone che oggi erano molto oberate), faccio un piccolo punto dei primi due giorni di fiera.

Il mercato degli e-book e e-reader (Sony, i-Pad, Leggo di IBS e Kindle + tablet vari) è in crescita anche in Italia, benchè non abbia raggiunto ancora la quota 50% dell’America. Dai 7000 titoli del 2010 siamo a 19000 nel 2011.

L’unica cosa negativa che blocca la crescita è che gli e-book vengono considerati servizi e non libri e perciò si applica l’IVA piena in tutta Europa (21% in Italia). Comunque il mercato è in crescita e formattare un ebook non è dispendioso come far stampare un libro cartaceo.

Il che mi porta all’ottima conferenza di Zero91 – No all’Editoria a Pagamento. Una piaga mondiale, perciò farò la Kris Rusch/Dean Wesley Smith italiana e bastonerò qualunque scrittore che ha così poco rispetto di se stesso da pensare che può pubblicare solo a pagamento.

Non è così. Esistono piccoli editori che non chiedono nulla (come la succitata Zero91). Esiste la possibilità di pubblicarsi da soli in formato e-book a costo zero o minimo: se non si ha voglia di studiare la “Guida allo Stile” di Smashwords, sono certa che il traduttore italiano sarà disponibile per formattarvi i libri a costo minimo (Smashwords ha una lista di autori disposti ad aiutare gli altri x circa 20$ – non io, ma qualcuno che parla italiano sicuramente c’è).

E se proprio volete un libro cartaceo da regalare a parenti e maici, andate su Lulu e con spesa minima realizzerete il vostro sogno senza regalare migliaia di euro a chi poi non vi distribuirà e non farà nulla che non possiate fare da soli.

Lo stigma dell’autoproduzione (self-publishing) c’è ancora, ma dopo che Amanda Hocking è diventata una bestseller su Kindle e ha avuto un contratto da uno dei Big 6, le cose stanno cambiando. Il mondo dell’editoria è ancora nel 20° secolo – ma siamo nel 21°, guarda un po’! L’editoria è ferma a prima di internet, per questo non riesce a star dietro a tutti questi cambiamenti (problema mondiale, non solo italiano).

Ma anche il 90% degli scrittori è fermo al 20° secolo pre internet. Sveglia! Anche se non c’è una legislazione chiara in merito alle autoproduzioni di e-book, questo non significa che dovete restare legati ai vecchi paradigmi! Volete un editore tradizionale? Benissimo. Un editore vero e serio NON chiede soldi! Alla prima richiesta di soldi, scappate!! E soprattutto NON OFFRITE DI PAGARE!!!

Se vi volete pagare la stampa, andate da un tipografo digitale, inventatevi un logo e fate ‘sto regalo a parenti, amici e conoscenti, ma NON fregatevi il futuro “esordendo” con un editore a pagamento, perchè poi gli editori veri e seri non vi si fileranno più.

Buona scrittura!

AGGIORNAMENTO: ecco un articolo molto simile a quello che ho scritto qui sopra… gli autori salvati dal self-publishing – se si svegliano in tempo! ;-)

(Grazie, Fulvio, per il link)

24/11/2011

Tornando a parlare di scrittura…

Filed under: dissertazioni,i miei progetti — Barb65 @ 21:28
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Essendo stata presente all’evento del 2007 citato dal buon Fulvio – ma all’oscuro di tutto il resto della disquisizione - approfitto per postare un aggiornamento in lingua comprensibile per chi non può seguire il mio blog principale. Fermo restando (e Fulvio lo sa, penso) che per me la tecnica si acquisisce solo scrivendo, e non studiando sui libri o online o all’università o ovunque vi promettano di farvi diventare il prossimo premio letterario internazionale (con “Il gatto e la volpe” di Bennato in sottofondo)…

Era dunque il 2007. Come fosse il secolo scorso, purtroppo, almeno per gli Stati Uniti. Nel 2009 Amazon ha “inventato” il Kindle e sono esplose le vendite degli ebook. Non solo, ma sono diventati bestseller libri/film che secondo certi Pro (vedi Stephen King) sono scritti malissimo (si riferisce all’autrice di un certo vampiro, da alcuni definito pedofilo perchè va in giro a sedurre ragazzine minorenni). Il New York Times rifiuta di mettere nella lista dei bestseller gli autori indipendenti che sono nel Million Sales Club (1.000.000 di ebook venduti su Kindle. UN MILIONE, solo su Amazon, che non è l’unico rivenditore di ebook americano). Tra questi, il fenomeno Amanda Hocking che con 7 libri (credo che parlino sempre di vampiri…) ha venduto così tanto da ricevere un’offerta da uno dei Big Six (i grandi editori americani) che le ha offerto 1.000.000$ per pubblicare una sua serie di quattro libri – gli altri continuerà ad autoprodurseli su Kindle, che ha fatto la sua fortuna (è un’altra milionaria sotto i 30 anni) nonostante le critiche di pessimo editing.

Gli agenti letterari stanno perdendo il lavoro in America. Presto gli editori andranno a cercare i prossimi bestseller tra gli autori indipendenti. E come faranno questi emeriti sconosciuti a emergere nel mare di ebook? Scrivendo. E poi scrivendo. E poi ancora scrivendo. Certo, c’è ancora chi dice che bisogna avere un blog e essere attivi su Twitter, Facebook e quant’altro, ma in realtà il segreto è uno solo. Lo scrittore scrive e pubblica. Scrive e pubblica. Quando ha cinque o sei romanzi più racconti a go-go (singoli e poi riuniti in collezioni), i lettori lo trovano. Più titoli in giro, più facilità di essere scoperti.

Certo, ci vuole tempo. Ma è un momento bellissimo per gli scrittori prolifici che non si perdono in eterne riscritture e vogliono semplicemente condividere una buona storia col resto del mondo. E’ un momento bellissimo anche per i lettori più esigenti che non trovano nulla tra le offerte degli editori tradizionali, perchè magari amano storie più sperimentali o di nicchia su cui i Big Six non si sentono di investire.

Personalmente sono ancora in rosso, ma non prevedevo di guadagnare dal primo anno. Come dice il guru dell’autopubblicazione in formato elettronico Joe Konrath, un ebook è per sempre. Molti autori pubblicati tradizionalmente stanno facendo riuscire lavori andati fuori stampa in formato elettronico, o hanno ripreso serie interrotte dall’editore tradizionale perchè “non vendeva abbastanza”. Quindi pure io avanzo imperterrita e decisa. Prima o poi i miei 5000 lettori anglofoni (sparsi in tutto il mondo, su 7.000.000.000 trovarne 5.000 con i miei gusti non dovrebbe essere poi così difficile…) mi troveranno. Uno alla volta, coltivato con uscite regolari finchè non si sparge la voce…

12/03/2011

Quando faremo la moda invece di seguirla?

Filed under: dissertazioni,i miei progetti — Barb65 @ 16:40
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In realtà non parlo di moda vestiaria, perchè quella la lanciamo ancora noi (e i francesi), almeno credo. Se c’è una cosa che NON seguo sono le tendenze della moda. In generale. Ma in questo caso vorrei parlare di mode librarie, ovvero di generi letterari.

“Questa è la nuova collana di (casa editrice cancellata) che partirà a giugno. Interamente dedicata all’argomento zombie, che in USA sta spopolando.”

E quando sarà che un editore nostrano lancerà una moda invece di seguire una moda americana?

Ah, già, ma noi seguiamo loro e basta. Non solo, ma siamo indietro di 10 anni (a parte per i titoli di moda).

NEWSFLASH, ovvero notizia tradotta e riassunta dalla sottoscritta:

I Big 5 (i 5 grandi editori americani) sono in crisi, Borders è in bancarotta e chiude negozi a tutto spiano (mi ricorda tanto le librerie Mondadori che sono in via di sparizione…) perchè non ha saputo adeguarsi all’esplosione degli e-books, mentre Barnes&Nobles, che ha il suo e-reader, fa ancora una certa concorrenza a Amazon (mi ricorda Feltrinelli, e Amazon appena approdata in questi lidi). Ma qua ancora si cerca di seguire le mode che spopolano oltre oceano.

(spiacente tutti i link qui sotto sono in inglese…)

Quando una certa autrice diventerà una bestseller su Amazon e Smashwords e sarà rinominata l’Amanda Hocking italiana, inutile che quei signori vengano a bussare… è un gran bel nuovo mondo dell’editoria e per loro, obsoleti e seguitori di mode, non c’è più posto! ;-)

Spero che prima o poi anche gli italici autori si diano una svegliata… certo chi sa l’inglese è avvantaggiato perchè può tenersi aggiornato, ma prima o poi qualcuno si sveglierà pure qui. Almeno lo spero. Siamo nel Terzo Millennio, in caso ve ne foste dimenticati. Il futuro è già qui. Quindi sveglia e smettetela di crogiolarvi tra editori a pagamento e stronzate varie.

A parte che scrivo in inglese, quindi ho un mercato di lettori più vasto, posso qui di seguito raccontare due mesi di Smashwords dove ho caricato un racconto lungo (a gennaio) e uno breve (a marzo). Il primo era a 0,99$ (e tornerà ad esserlo da domani), l’altro è e sarà sempre gratis.

C’è stata la settimana degli e-book su Smashwords e ho aderito alla campagna promozionale. Il racconto caricato subito prima dell’inizio della settimana degli e-book è stato scaricato più di 100 volte e anche l’altro è arrivato quasi a 10 “vendite” (aggratisse, quindi non ho guadagnato nulla – lettori, spero, lo scopo è quello).

C’è un gran mercato per racconti in forma elettronica, apparentemente. E’ una mia scelta che sotto le 10000 parole (loro contano le parole, non le battute) sia gratis, in genere i racconti sono a 0,99$ e i racconti lunghi o romanzi a un prezzo maggiore.

Io farò fasce di prezzi divise in base al numero di parole (con un massimo di 4,99$ per i romanzi che usciranno nel corso dell’anno), ma lascerò i racconti brevi gratis per farmi un nome (e saranno comunque limitati). Come dice Joe Konrath, i racconti possono essere poi riuniti in raccolte che a quel punto possono essere vendute…

Certo potrei fare anche le versioni italiane, non hanno problemi di lingua su Smashwords, credo, ma ne vale la pena? Troppa fatica…

Vado a rimirarmi la prima recensione di SKYBAND (la mia prima graphic novel esclusivamente in inglese) - adesso so che ho una lettrice che aspetta i capitoli successivi posso solo darmi da fare a continuare! ;-)

21/05/2010

scrittori

Filed under: dissertazioni,scrittura — Barb65 @ 08:00
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Basato sul mio post inglese in cui mi chiedevo se potevo considerarmi un “late bloomer” , ovvero uno scrittore emerso nella seconda metà della vita. A parte l’ovvio fatto che in realtà non sono ancora emersa… ma era proprio quello il problema!

In realtà ho cominciato a scrivere negli anni 70, anche se la mia prima “storia ufficiale” è dell’estate 1978, e non ho mai smesso. Vero che la maggior parte dei miei “bambini” è destinata a rimanere nel cassetto per vari motivi, ma certo ho raggiunto le 10000 ore di pratica e le ho anche superate, quindi? Sono una professionista inedita o cosa? Mah.

Suppongo che sono una professionista nel mio approccio alla scrittura, non devo crearmi routine, mantengo le scadenze che mi fisso da sola, scrivo molto velocemente la prima stesura (dopo perdo mesi nelle revisioni, ma prima non avevo lettori di nessun tipo, quindi la prima versione era quella buona! ,-)), MA sono ancora inedita.

Come devo aver già detto in passati post, quando ho cominciato a scrivere io, se non avevi minimo 40 anni non ti prendevano proprio in considerazione. Adesso se sei maggiorenne, sei già troppo vecchio. E che palle. Va be’, ho trovato un beta-reader per il fantasy (che mi ha smontato il nuovo prologo, che bello, ulteriore ritardo nell’invio di query letters per rielaborare quella prima stesura di prologo!!!:-(), quindi prima o poi un editor(e) anglofono lo troverò.

Quindi sicuramente raggiungerò la pubblicazione negli “anta”, ma questo fa di me un “late bloomer” o no??? Ai posteri l’ardua sentenza!

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